The Mozetic Carlo's WEB site

Nel mondo c'è tanta gente che "dice" di saper fare cose straordinarie, ma sono in pochi quelli che le sanno fare realmente...

Buon Natale 2018

Dec 032018

E anche quest'anno è arrivato il Natale. E quindi, sulle note dei New Radicals, scelta quest'anno da Sainsbury's per un divertente promo, come ogni anno mi ripropongo di inviare online i miei migliori auguri di buone feste, soprattutto ai sedicenti "amici" che si ricordano di te solo quando hanno bisogno di qualcosa... "You get what you give"... Did you understand?!

Mike Francis: la memoria e l'oblio

Oct 192018

undefined

Ve lo ricordate questo ragazzo? Eh sì, sono rimasti in pochi oggi quelli che se lo ricordano ancora, di lui non si sente più parlare da molti anni ormai perché purtroppo... ci ha lasciato... in silenzio, troppo in silenzio. Si chiamava Francesco Puccioni, in arte Mike Francis, nato a Firenze ma romano di adozione, la sua mamma era una semplicissima maestra elementare di una scuola di Roma, ma lui aveva un grande talento fin da quando era nato. Aveva il ritmo nel sangue, conosceva l'inglese alla perfezione perché aveva girato il mondo e aveva la straordinaria capacità di scrivere ed interpretare brani di grande successo, ha esordito con "Friends" e "Together", per la magica voce della bellissima e bravissima Amii Stewart, per poi presentarci "Survivor", il suo storico cavallo di battaglia che aveva scritto all'età di soli 22 anni, e successivamente con "Let me in", forse la sua canzone più bella, quando ne aveva appena compiuti 23...

Il grande Francesco ci ha lasciati a 47 anni per un micidiale cancro ai polmoni che non gli ha dato vie di scampo. Se n'è andato così, silenziosamente... Era pieno inverno, il 30 gennaio 2009, un triste venerdì mattina all'ospedale S. Pietro di Roma, fra lo sgomento di tanti amici che se lo ricordano ancora per la sua allegria e il suo modo incredibile di concepire la musica e la vita, fra una bella cena in compagnia, un buon bicchiere di vino e una sigaretta, quella sua maledetta abitudine. Lo voglio ricordare in compagnia del suo grande amico Costantino Ladisa (nome d'arte "Kosta", sax alto) e della sua band in occasione del concerto che ha organizzato per il suo 40° compleanno...

...e con la meravigliosa Adika Pongo, sempre accompagnato dalla Kosta's band al Forte Village in Sardegna in una delle sue ultime apparizioni in pubblico.

E come non ricordare anche tutti i suoi famosissimi remake di brani strepitosi, da "Josephine" di Chris Rea a "Lovely day" di Bill Withers... Un consiglio: se vi va di conoscere la musica di Francesco c'è una completa raccolta di brani di questo grandissimo artista italiano, si chiama "Anthology", se vi capita di trovarlo ancora da qualche parte o se deciderete di ordinarlo online vi garantisco che acquisterete un bellissimo cofanetto di 4CD, una collezione di 71 canzoni che non vi stancherete mai di ascoltare.

Ancora faccio fatica a credere che se ne sia andato... Quanta passione per la musica e quanto sconfinato talento ci è venuto a mancare all'improvviso... Ciao Francesco, riposa in pace.

Ponte Morandi: il trionfo delle polemiche

Aug 162018

undefined

Mentre la politica italiana era tutta concentrata a preparare le strategie post-vacanze estive, a Genova, alla vigilia di ferragosto durante un temporale, è collassato un pilone strallato del viadotto Polcevera portandosi dietro due intere campate, una delle quali è precipitata sul letto del fiume sottostante. Risultato: decine di morti e dispersi, centinaia di sfollati, un torrente pericolosamente ostruito, una città divisa in due per chissà quanto tempo e l'interruzione della principale arteria autostradale che collegava Ventimiglia a La Spezia. Tombola! Pare quasi una barzelletta, ma invece è tutto vero, ed è assurdo che in Italia, nel 2018, possano accadere ancora queste tragedie più o meno annunciate.

Poi, quando avvengono i disastri, ogniuno si fa le proprie idee, più o meno campate in aria. Ad esempio: uno è convinto che quel viadotto era stato "progettato" male fin dall'inizio... Un altro si inventa che chi l'ha costruito ha voluto risparmiare sui materiali. E io invece cosa penso? Beh, dopo aver ascoltato numerosi "sfondoni" di improbabili "esperti improvvisati" ho deciso di farmi una mia idea di quanto può essere accaduto. Così sono andato su Internet e ho rimediato alcune foto abbastanza recenti dell'opera targata Ing. Riccardo Morandi e realizzata da una delle più prestigiose ditte italiane: la Società Italiana per Condotte di Acqua S.p.A., per capire di cosa si tratta visitate il loro sito web. Personalmente ritengo impossibile che una premiata ditta, specializzata in costruzioni di opere ciclopiche come questa, non abbia verificato minuziosamente tutto il progetto dell'Ing. Morandi PRIMA di iniziare i lavori.

Cominciamo a vedere com'era fatto questo viadotto: si tratta di un'opera lunga 1182 metri sospesa a circa 45 metri da terra mediante n.10+1 strutture di sostegno in cemento armato precompresso con la classica forma a "V", chiamate "pile". Le ultime tre "pile", la 9, la 10 e la 11, erano affiancate da altrettanti piloni "a cavalletto" con la forma ad "A" (o a V rovesciata), alti circa 90 metri dal piano, su cui si agganciano due coppie di stralli in acciaio rivestiti in calcestruzzo che sostengono la lunga trave a sbalzo che costituisce il piano stradale. Questa soluzione serviva per aumentare considerevolmente le luci delle ultime tre "campate" lato est del viadotto perché quest'ultimo doveva sovrastare il torrente Polcevera, lo snodo ferroviario e alcuni edifici già realizzati col vecchio piano di urbanizzazione. Ecco di seguito un paio di foto "d'epoca" che ritraevano il viadotto in tutta la sua interezza e maestosità. Notate le strutture delle ultime tre pile (quelle strallate da 90 metri di altezza), in origine esse erano praticamente identiche.

undefined

undefined

Vediamo invece ora una foto più recente del viadotto che risale all'agosto del 2015. Se osservate bene sono già visibili alcune piccole differenze fra le pile strallate 9, 10 e 11.

undefined

La porzione di viadotto che è collassata il 14 agosto scorso è la pila n.9, comprese le due travi di raccordo delle due campate immediatamente adiacenti.

undefined

Per fortuna il profilo statico di ciascuna pila è indipendente da quello delle altre, in questo modo il crollo della pila n.9 non si è portata appresso le strutture adiacenti, in particolare la pila n.10 che è quella che sovrasta le abitazioni. Se fosse collassata anche quest'ultima struttura i danni sarebbero stati enormi, come anche il numero delle vittime.

Ma se le tre pile strallate, come abbiamo già appurato dalle foto d'epoca, in origine erano identiche fra loro come mai è stata la n.9 a cedere per prima? C'erano delle differenze fra quest'ultima e le altre due? E soprattutto: quale può essere stato il cedimento che ha provocato l'improvviso collasso di un'intera struttura di sostegno di cemento armato in pochi secondi dopo cinquant'anni di onorato sevizio? Andiamo per ordine, cominciamo dalle differenze che si possono riscontrare a vista fra le tre pile strallate, prendiamo ad esempio la n.9, quella collassata, e la n.10, quella che sovrasta le abitazioni. Ecco una foto del 2015.

undefined

A prima vista le due pile sembrano identiche, ma guardando bene notiamo della ruggine sulla parte più alta degli stralli della pila n.10 e anche una differente geometria del loro punto di aggancio in cima ai piloni di sostegno. Approfondiamo questo dettaglio con un paio di foto.

undefined

undefined

Sembra che nel corso degli anni il punto di aggancio degli stralli sul pilone di cemento armato della pila n.10 sia stato rinforzato con delle gabbie di metallo incernierate sul pilone. In effetti il punto più debole di uno strallo è sempre il suo segmento superiore, perché questo deve sopportare anche tutto il peso dei tiranti, non solo a quello del trave a cui vengono ancorati.

undefined

E adesso vediamo le quali sono differenze visibili nel 2015 fra la pila n.10 e la n.11. Gli stralli di quest'ultima pila nel corso degli anni sono stati interamente rinforzati, ciascuno con due gruppi di 6 grossi tiranti di acciaio esterni alla copertura in calcestruzzo di quelli originali.

undefined

Ma sono stati rinforzati anche tutti i punti di aggancio degli stralli, sia sul pilone di sostegno che sulla trave del piano stradale. Fra l'altro, l'utilizzo di tiranti "a vista" permette di osservare costantemente l'integrità degli stralli. Un intervento decisamente più complesso e costoso rispetto a quello eseguito nel corso degli anni sulla pila n.10. E comunque, per quello che si può percepire, sembra proprio che il punto debole di quel viadotto siano sempre stati proprio i tiranti degli stralli diagonali delle tre pile 9, 10 e 11.

undefined

E perché l'intervento sugli stralli della pila n.11 è stato così "robusto"? Forse quegli stralli nel corso degli anni hanno subito un degrado più evidente rispetto a quelli delle altre pile? In effetti è possibile che la ragione sia stata questa, probabilmente perché il viadotto in prossimità di quel pilone prevede anche un ingresso laterale, pertanto quella struttura è certamente sollecitata anche da stress di torsione che sbilanciano la trave principale sul piano orizzontale rispetto all'asse del pilone. Una precisazione: la pila n.11 fu "revisionata" negli anni '90, cioè quando l'intera rete viaria autostradale era ancora gestita dallo Stato. Ovviamente questo tipo di intervento appesantisce molto l'intera struttura, ma poiché non sembra che siano state apportate anche delle modifiche al cavalletto di sostegno posso supporre che queste non siano state ritenute necessarie, evidentemente le infrastrutture verticali di quel viadotto erano state concepite molto bene fin dall'inizio.

undefined

Ma che ne è stato della pila n.9 nel corso degli anni? Beh nel 2015 la situazione era abbastanza evidente: all'apparenza non risultano interventi di rinforzo sugli stralli, come si può osservare dalle foto di quell'epoca.

undefined

Ricordo a chi sta leggendo che la pila n.9 è proprio quella collassata il 14 agosto scorso, insieme alle travi laterali di raccordo.

undefined

Però, per essere più sicuro ho voluto osservare una immagine più recente presa dal satellite con Google.

undefined

In effetti non sono presenti cerniere o giunti di rinforzo nemmeno sulla parte superiore degli stralli. E' tuttavia molto probabile che nel corso degli anni sia stato rinnovato il calcestruzzo che riveste i tiranti nonché la parte superiore dei piloni, a prima vista infatti non sembrano essere evidenti i segni del tempo (in cinquant'anni, con l'erosione degli agenti atmosferici e quello della salsedine, mi pare proprio impossibile che non ci sia nemmeno una screpolatura del cemento in cima a quel pilone). Ma sul pilone n.10, invece, sono ben visibili anche dal satellite le cerniere di rinforzo che abbiamo osservato precedentemente dal basso. Oltretutto si vede chiaramente l'effetto erosivo degli agenti atmosferici nel corso degli anni proprio su quei rinforzi di metallo.

undefined

E cosa ne è stato delle travi rialzate che costituivano l'impalcato del viadotto nel corso degli anni? Beh, osservando la loro parte inferiore sono evidenti numerosi interventi di ripristino delle parti ammalorate. Ecco alcune foto del 2015.

undefined

undefined

Sono visibili decine di placche imbullonate direttamente sul cemento armato sotto l'impalcato per contenere le piccole fratture e i deterioramenti superficiali del calcestruzzo. Non si può certo dire che quel viadotto non sia stato oggetto di manutenzione nel corso degli anni, benché il numero di quelle placche sia diventato ormai rilevante.

undefined

E che ne era della struttura portante di quel pilone che è collassato? Ecco una recente immagine della parte sottostante, sembra essere completamente intonsa. Inoltre, in questa foto è visibile anche un intervento di consolidamento proprio del trave principale.

undefined

Vediamo ora come appaiono le mensole delle soglie delle due travi di raccordo che sono collassate insieme alla pila n.9. Sul lato ovest la mensola sembra essere completamente integra.

undefined

Anche sul lato est, cioè il lato in cui la trave si appoggiava alla pila n.10 non sembrano esserci segni di cedimento, il taglio è "pulito", la mensola sembra intatta.

undefined

E ora veniamo alle conclusioni di questa lunga analisi, ma prima forse Vi dovete guardare questo video del Corriere della Sera in cui Milena Gabanelli illustra i veri motivi per cui quel viadotto doveva essere sostituito già diversi anni fa, o quantomeno doveva essere "scaricato" da buona parte del traffico su gomma.

Per la precisione, in questo caso le responsabilità di quel viadotto non ricade sull'ANAS ma sulla Società Autostrade che è ufficialmente il gestore di quell'infrastruttura a partire dall'8 giugno 2008 (con scadenza il 31 dicembre 2038) con cui l'allora Ministro dei trasporti, Maurizio Lupi, ha ratificato con un atto aggiuntivo la Convenzione unica firmata con l’ANAS il 12 ottobre 2007 durante il secondo Governo Prodi, sotto la supervisione dell’allora Ministro per le infrastrutture, Antonio Di Pietro. Ulteriori dettagli sulla Concessione alla Società Autostrade e sulla sua proroga fino al 2042 sono disponibili su QUESTO LINK.

Quindi cosa è accaduto improvvisamente alla pila n.9 il 14 agosto scorso? Cominciamo a dire cosa NON PUO' essere successo:

1) non si può certo dire che il progetto era "sbagliato" o che sono stati fatti male i calcoli dall'Ing. Morandi, altrimenti quel viadotto non sarebbe rimasto su per 50 anni. Oltretutto quel progetto è stato sicuramente molto ambizioso per quell'epoca, provateci voi, oggi, a costruire un viadotto come quello di Morandi, che sovrasta i tetti di alcuni palazzi già esistenti e senza inficiare sulle loro fondamenta. Ricordatevi che Morandi ha realizzato quel viadotto fra il 1963 e il 1967, quindi senza l'aiuto di Internet e nemmeno delle calcolatrici, pertanto pregherei calorosamente di TACERE a tutti quei "luminari prezzolati" che oggi si autoproclamano "maestri della scienza infusa".

2) analogamente, per le ragioni indicate al punto 1 non si può certo dire che i materiali utilizzati erano insufficienti e/o scadenti, oltretutto questo è un progetto italiano e realizzato da una delle migliori imprese italiane a livello internazionale (Condotte S.p.A.), tutt'ora presente sul mercato, una vera eccellenza di cui possiamo ancora vantarci;

3) non si può certo dire che nel corso degli anni non siano stati fatti dei lavori di manutenzione su quel viadotto, anzi sono stati eseguiti pesanti modifiche di rinforzo degli stralli della pila n.11 e parzialmente anche su quelli della pila n.10. Anche il calcestruzzo dei piloni e delle travi sembra essere stato oggetto di una regolare manutenzione;

4) se le mensole esterne dei due impalcati di raccordo alla struttura del pilone n.9, quello collassato, sembrano essere ancora intatte perché dubitare delle mensole interne? Anche se oggi sarà quasi impossibile stabilirne la loro integrità al momento del crollo ritengo abbastanza improbabile che una di queste abbia ceduto di netto, in genere queste mensole cominciano a sgretolarsi sempre su un lato facendo precipitare grossi frammenti di calcestruzzo prima di cedere completamente.

E allora cos'è stato a far collassare quel maledetto pilone? A giudicare dalla rapidità con cui è venuto giu (in un filmato amatoriale sembra essersi disintegrato completamente in pochi secondi), potrebbe aver ceduto uno degli stralli, ma il motivo per cui questo abbia ceduto è ancora tutto da chiarire (fatica, usura, corrosione, stress istantaneo, ecc.). Solo in questo modo una robusta struttura in cemento armato come quella poteva accartocciarsi su se stessa in un tempo così breve, la rottura di un tirante avrebbe infatti provocato uno snervamento completo di tutta la struttura per "torsione" in tempi estremamente rapidi, altrimenti lo avremmo visto collassare molto più lentamente. Inoltre, la rottura di uno strallo è sempre improvvisa e quasi mai mostra segni preventivi di cedimento. Qualcuno giura di aver sentito un forte boato prima di veder crollare il pilone, ma nessuno saprà mai se quel boato è stato l'effetto acustico di un fulmine che ha colpito uno degli stralli più deboli e/o fatiscenti (cosa questa che secondo me non può essere scartata a priori), oppure è stato semplicemente il rumore sordo dello strallo che ha ceduto, cosa questa molto più plausibile.

Infine la risposta ad alcune domande:

a) sarebbe stato possibile evitare questa tragedia? Risposta: certamente sì, qualunque sia stata la ragione del crollo una struttura come quella, in condizioni di normale esercizio, non avrebbe mai dovuto collassare, e per nessun motivo;

b) la Società Autostrade ha fatto tutto ciò che si doveva fare per garantire la sicurezza di quel viadotto? Risposta: evidentemente no, altrimenti non sarebbe crollato. Tuttavia non si può nemmeno dire che il gestore non abbia eseguito una regolare manutenzione di quell'infrastruttura;

c) che ne sarà di quel viadotto? Risposta: dovrà essere smantellato integralmente e poi ricostruito sulla base di un nuovo progetto con una tecnologia più moderna, previo bando di gara;

d) sarà possibile evitare di demolire anche le case sotto il viadotto? Risposta: no, oggi non è più possibile costruire nuove strutture viarie sopra le abitazioni per motivi di sicurezza;

e) le parti del viadotto rimaste in piedi sono anch'esse a rischio crollo? Risposta: in base a quello che è possibile valutare dalle foto scattate dopo il crollo del pilone n.9 direi di no. Tuttavia non si può escludere che nell'immediato possano ancora cadere dei blocchi di calcestruzzo o alcune parti metalliche pericolanti, questo è il motivo per cui gli abitanti delle palazzine sotto il pilone n.10 sono stati fatti sgomberare;

f) quanto tempo sarà necessario per ricostruire il viadotto? Risposta: per ripristinare la viabilità di quel tratto autostradale secondo me ragionevolmente occorreranno non meno di due anni, nella migliore delle ipotesi, perché ci vorranno molti mesi solo per demolire e rimuovere i detriti di tutte le strutture verticali del vecchio viadotto e quelle delle abitazioni sottostanti in attesa di demolizione.

Ci dicono continuamente che dobbiamo comprare auto nuove perché sono più ecologiche, economiche e soprattutto più sicure... e poi con questi veicoli ci fanno viaggiare su viadotti costruiti 50 anni fa... Pensateci: questo è o non è un paradosso?

Dedico questo lungo post alla memoria di tutte le vittime di questo disastro.

Cenni sui sistemi multicarrier

Jun 212018

undefined

Più di qualcuno mi aveva richiesto questo articolo, così ho pensato di pubblicarlo. L'articolo potete leggerlo e/o scaricarlo cliccando QUI. Si tratta di cenni sui sistemi multicarrier, anche modulati in FM, sui loro inviluppi nel dominio del tempo e su come ridurre sensibilmente il loro livello di picco attraverso un piano di sfasamento temporale di ogni singolo contributo spettrale che ciclicamente si ripresenta ogni "intervallo di coincidenza"... Ma in realtà il motivo per cui i contenuti di questo documento sembra essere diventato interessante pare che sia legato principalmente alla trattazione del paragrafo 1.2, cioè all'applicazione delle funzioni di Bessel al contenuto spettrale delle portanti modulate in frequenza, mi dicono che sia molto più chiaro ed esaustivo di quello che si trova scritto su molti testi... Meglio così!

Atom

Powered by Nibbleblog