Nel mondo c'è tanta gente che "dice" di saper fare cose straordinarie, ma sono in pochi quelli che le sanno fare davvero; è meglio "essere" che "apparire"... Potrai dire di essere un "grande" solo quando riuscirai a fare in modo semplice e con poco le stesse cose che tanti altri sanno fare solo spendendo una fortuna!
Ebbene, durante uno dei suoi interventi Rampini ha focalizzato l'attenzione su "quanto ci costa" affrontare questa transizione, ma non soltanto in termini economici. L'atroce amarezza di questa "pillola" è già stata "assaggiata" dal Ministro Cingolani che da quando si è seduto alla sua scrivania nel suo nuovo Ministero ha preso seriamente in considerazione l'ipotesi di rivoluzionare le politiche energetiche di questo Paese, ma presto si è accorto che i conti che si era fatto proprio non gli tornavano. Uno dei motivi per cui egli aveva "accennato" recentemente a un possibile ritorno del nucleare in Italia probabilmente è proprio questo, salvo poi scusarsi e correggere il tiro (introducendo la parolina magica "fusione" prima di nucleare) dopo essere stato selvaggiamente ripreso dai "puristi" grillini che su questo tema da molti anni vanno sbandierando moralità divine e assolutamente prive di senso. Infatti la "fusione" nucleare oggi ancora NON ESISTE e molto probabilmente non se ne parlerà prima del 2035, forse, e salvo imprevisti. Ma a questo punto però è meglio che vi vediate subito questa clip che ho estratto dalla puntata di ieri, 14 settembre, di Stasera Italia.
Era il 13 gennaio del 2012. La Costa Concordia, la più grande nave da crociera della Marina mercantile italiana di quei tempi e appena partita da Civitavecchia per una lunga crociera nel Mediterraneo, naufragò sulla costa dell'isola del Giglio dopo aver urtato contro uno degli scogli de "Le Scole" per un errore di manovra. Furono 32 le vittime, delle quali 30 furono recuperate nei giorni successivi all'incidente.
Il Comandante Francesco Schettino per quel drammatico evento fu condannato in appello a 16 anni di reclusione per lesioni colpose, naufragio e abbandono della nave. Il relitto fu recuperato solo dopo un anno e mezzo, il 17 settembre del 2013, con un intervento di "parbuckling", ovvero di riassetto della posizione di navigazione, costato alla Costa Crociere circa 100 milioni di euro.
Di questo immane disastro vorrei ricordare la figura del Comandante Gregorio De Falco, che intimò senza troppi complimenti al Comandante Schettino di risalire a bordo per assistere i naufraghi e che fu trasferito ad altro incarico invece di prendersi un encomio, l'ex capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, che ha saputo coordiare magistralmente tutte le operazioni di salvataggio, oltre che quelle finalizzate al recupero del relitto, e l'Ing. Nick Sloane per aver diretto magistralmente tutte le operazioni che hanno consentito di raddrizzare la nave e di rimetterla in condizione di galleggiare. Infine vorrei ricordare le 32 vittime che erano partite per godersi una bella vacanza nel Mediterraneo e che invece hanno perso la vita.
L’idea contenuta nella proposta normativa è quella di tagliare l’aliquota IVA sulle riparazioni di biciclette, vestiti e scarpe dal 25% al 12% e si introdurrebbe la possibilità di chiedere un rimborso del costo delle riparazioni di elettrodomestici quali frigoriferi, forni, lavastoviglie e lavatrici, da scaricare dall’imposta sul reddito. Per Bolund la misura ridurrebbe di oltre il 10% le spese sostenute, stimolando il mercato nazionale del recupero. Alla faccia di quelli che tentano di spaventare la gente con la parola "deflazione", gli economisti su questo sono dei veri maestri, oltre che portatori di sfiga e di guai. Se la maggior parte dei Paesi industrializzati si è inchinata alla "globalizzazione" voluta dagli industriali e dai banchieri per aumentare al massimo la loro ricchezza (a scapito di quella del popolo), in Svezia hanno capito che l'artigianato può veramente salvare il pianeta dai rifiuti. Inoltre, in questo modo si eliminano gli spechi e si creano inevitabilmente migliaia di nuovi posti di lavoro... Lavoro serio, lavoro vero... non lavoro coi voucher!
Gli incentivi sono parte degli sforzi del governo per ridurre la propria impronta di carbonio. Nonostante, complessivamente, la Svezia abbia già ridotto del 23% le proprie emissioni di CO2 (rispetto a valori del 1990), quelle legate al consumo hanno continuato a crescere. "Le emissioni dei gas serra che influenzano il clima sono in diminuzione, ma quelle da consumo sono in aumento - afferma Bolund - ma assistiamo ad un crescente interesse verso un consumo più sostenibile da parte del consumatore svedese e questo è un modo con cui il governo può renderlo più accessibile". La proposta è già stata presentata e approvata a dicembre dal Parlamento svedese come parte del disegno di legge sul bilancio di governo e diventerà legge fra pochi giorni, dal 10 gennaio 2017.
Scoperti i batteri che si nutrono di plastica: si chiamano ideonella sakaiensis 201-F6 e, grazie a due enzimi, sono in grado di scomporre il Pet (polietilene tereftalato), polimero utilizzato per rendere la plastica resistente e impiegato soprattutto nelle bottiglie. Il risultato, opera dei ricercatori coordinati da Shosuke Yoshida, del Kyoto Institute of Technology e descritto sulla rivista Science, può avere delle ottime ricadute per l'ambiente. Solo nel 2013 infatti si calcola che siano state prodotte 56 milioni di tonnellate di pet nel mondo, e il suo accumulo sta diventando un problema mondiale.
Finora però, solo poche specie di funghi, e non di batteri, sono stati identificati come capaci di degradare il Pet. In questo caso invece i ricercatori hanno raccolto 250 campioni di detriti di pet, presenti nel suolo, sedimenti e acque di scarico, cercando dei possibili batteri. Ne hanno così identificato uno nuovo, l'Ideonella sakaiensis 201-F6, che adopera il Pet come fonte principale di energia e carbonio, ed è in grado di "mangiare" completamente una pellicola sottile di pet dopo 6 settimane, ad una temperatura di 30°.
Se fatti crescere sul pet, i ceppi del batterio producono i due enzimi che lo scompongono in due monomeri più semplici e amici dell'ambiente, con una reazione immediata. L'enzima ISF6_4831 lavora infatti con l'acqua per disintegrare il Pet in sostanze “intermedieâ€, che vengono poi ulteriormente scomposte dall'altro enzima, ISF6_0224. A differenza degli enzimi di altri batteri, la funzione di questi due sembra essere unica. Il che, commentano i ricercatori, fa sorgere la domanda di come siano comparsi in natura e si siano sviluppati dei batteri mangia-plastica.
Forse oggi abbiamo trovato un modo per smaltire la plastica contenuta nell'indifferenziata senza dargli fuoco... Chissà se a qualcuno verrà in mente di far crescere una coltura di questi batteri nei milioni di tonnellate di eco-balle che abbiamo accantonato per cinquant'anni, questa sì che sarebbe una grande notizia!
Ebbene la Caffaro ha ignorato il divieto di produzione per molti anni durante i quali per imprudenza e per difetto di alcune cisterne ha sversato nel terreno e nelle falde acquifere migliaia di tonnellate di questa sostanza che si trovano ancora lì nel terreno. In passato si è tentato di bonificare questi terreni contaminati ma poi ci si è resi conto che sarebbe costato uno sproposito e quindi... si è lasciato perdere. Per chi volesse saperne di più ecco un bel servizio di Presa Diretta.
Ma purtroppo non finisce qui. A Brescia si trova anche un enorme inceneritore (oggi definito "termovalorizzatore" per non destare sospetti), pare che sia il più grande d'Europa, con una capacità di smaltimento di quasi 800 mila tonnellate di rifiuti all'anno. Dall'autostrada A4 in prossimità dell'uscita di Brescia ovest si vede benissimo svettare una torre gigantesca che contiene i "comignoli" di questo inceneritore. Quasi sempre su questi comignoli si vede uscire un denso fumo bianco, la società che gestisce questo inceneritore (A2A) dice che si tratta solo di vapore acqueo. Però in passato pare che si sia visto uscire chiaramente del denso fumo nero che non ha certo rasserenato gli abitanti di Brescia. Io lì ci sono stato per ragioni di lavoro, avevo una stanza in un albergo vicino a Castel Mella (Fornaci)... Non sempre, ma qualche volta la sera c'era un forte odore chimico nell'aria che mi prendeva alla gola quando uscivo a fare due passi e il dubbio che questo forte odore venisse da quell'impianto mi è venuto più di una volta. Poi d'inverno mi è capitato di vedere sui marciapiedi una sottile coltre bianca di neve, ma a quanto pare quella non era proprio... neve. Chi lavorava da quelle parti la chiamava "neve chimica", in pratica si trattava del vapore acqueo che usciva dai comignoli dell'inceneritore che si gelava e si depositava sul terreno sotto forma di neve, ma si vedeva chiaramente che non si trattava di "neve". Anche in questo caso per approfondire l'argomento vi segnalo un video molto eloquente girato da una TV locale:
Per vari motivi a Brescia non ci sono più stato da diversi anni ormai, ma oggi ripensando a tutto quello che ho visto in quella città devo ammettere di non essere poi così dispiaciuto... Ah dimenticavo: la zona industriale di Brescia è ancora piena di eternit. Dalla ferrovia si vede chiaramente che moltissimi capannoni industriali hanno ancora il tetto in eternit, alcuni addirittura sono fatti interamente in eternit...
Il petrolio si sta esaurendo, così come il gas naturale (metano). Non sono io a dirlo, e nemmeno gli ambientalisti, lo dicono gli scienziati che hanno studiato a lungo questo fenomeno. Quindi prima o poi saremo costretti a trovare nuove forme di energia per coltivare il nostro benessere, avevamo l'occasione di iniziare a farlo anche noi italiani domenica scorsa ma questa occasione l'abbiamo sprecata miseramente con il nostro "non voto". Abbiamo regalato un futuro incerto ai nostri figli e soprattutto ai figli dei nostri figli. Ma quegli italiani che domenica hanno preferito andare al mare o a fare una gita fuori porta invece di esercitare un sacrosanto diritto costituzionale, evidentemente non sanno che non sono solo i nostri mari ad essere in pericolo per colpa delle estrazioni di combustibili fossili dal sottosuolo.
Il vero pericolo si chiama "shale gas", o anche "shale oil", ovvero il gas naturale e il petrolio estratto con la tecnica del "fraking" ovvero la frantumazione delle rocce del sottosuolo. Nessuno se ne è accorto ma questa tecnica è arrivata anche in Italia da molti anni, in particolare in Emilia Romagna dove già si sono visti gli effetti nel maggio del 2012 quando una serie di terremoti "imprevisti" hanno causato molti miliardi di euro di danni, 7 morti, una cinquantina di feriti e circa 5000 sfollati. Anche in questo caso non sono io a dire che questa serie di terremoti siano una concausa delle continue trivellazioni, sono molti scienziati che sostengono questa tesi. Nessuno ha mai detto che questi terremoti non si sarebbero mai verificati se non fossero state concesse licenze per le trivellazioni in Emilia, ma quasi certamente l'opera dell'uomo ha accelerato moltissimo questi eventi naturali.
Per chi non conosce la tecnica del "fraking" c'è un bel servizio che ne parla e che ho deciso di riportare in questo articolo. Vi suggerisco di dargli un'occhiata:
Negli Stati uniti questa tecnica viene utilizzata correntemente provocando enormi danni ambientali che un certo Josh Fox ha voluto denunciare nel 2010 attraverso un documentario che si chiamava "Gasland", beccandosi così una montagna di querele dalle società petrolifere americane. Peccato per loro che invece era tutto vero e quindi questo Fox ha ottenuto anche una nomination all'Oscar. Purtroppo questo documentario non è stato mai tradotto in italiano, ma su Internet ne esiste una copia con i sottotitoli nella nostra lingua che io Vi invito calorosamente a guardare, anche soltanto per avere una vaga idea del disastro che sta avvenendo oggi negli Stati Uniti.